Il linguaggio universale della Musica

La musica è ovunque, onnipresente nella vita di tutti i giorni. Possiamo dire che non vi sia aspetto della vita umana che non sia legato ad un suono particolare o ad un particolare movimento musicale. È un linguaggio universale, sebbene con alfabeti differenti, con un orizzonte culturale decisamente superiore a quello linguistico. E, dunque, se la musica è un linguaggio, è insito nel bambino, e come tale va fatto affiorare, portato alla luce e fare in modo che ciascuno possa riconoscere di averla dentro di sé. Le ricerche sul cervello dimostrano che la lingua si sviluppa nelle aree dell’emisfero sinistro; la musica, in quanto linguaggio, fa uso però di entrambi gli emisferi, sollecitando sia gli aspetti analitici che quelli globali. Inoltre sappiamo che li linguaggio musicale si manifesta molto prima di quello verbale, attraverso primi suoni, sfumature e intonazioni che il piccolo usa per tentare di comunicare con chi gli sta vicino. Essa si compone di diversi elementi che suscitano emozioni, fanno nascere immagini e provocano il movimento. Tali elementi sono il ritmo, la melodia, l’armonia, il timbro, il tempo, le sfumature, l’intensità. La didattica musicale svolge oggi un’assoluta funzione nella formazione del bambino, in tutti questi aspetti. Fare musica è importante, così come ascoltarla, crearla e capirla. L’ascolto contribuisce allo sviluppo intellettivo del bambino risvegliando la sua attenzione, la sensibilità e l’affettività. Non solo: la musica risveglia la creatività. Il bambino ha già in sé la straordinaria capacità di attingere all’immaginazione per integrare tutto ciò che lo circonda. La creatività conduce spesso ad una più grande autostima, maggiore fiducia in sé e una valorizzazione dell’identità personale, spingendo sempre più lontano i limiti di tale immaginazione, che lo aiuterà da grande a cercare sempre la migliore soluzione a qualunque problema. “Il bambino che canta è un bambino felice” ci spiega la pedagogia della musica: fisicamente si appella al respiro, al tono corporeo alla acuità uditiva. Sul piano psicologico lo proietta verso un mondo esterno, contribuisce ad eliminare le tensioni interne e fisiche poiché l’attenzione si concentra sul respiro, sulla postura, sulla melodia e il ritmo. Il ritmo è vita: pensiamo al ritmo cardiaco, al ritmo respiratorio, al movimento della camminata…senza ritmo non c’è né musica né linguaggio parlato. Infine, se così si può dire, la musica ha un aspetto terapeutico, agendo sul piano neurologico, cognitivo, psicologico ed affettivo va a lavorare su aspetti del carattere che una volta cresciuti è difficile correggere. Il risveglio musicale e l’educazione musicale dovrebbero essere un’opportunità offerta ad ogni bambino e integrata nel curriculum scolastico; il bambino musicale è più sveglio, creativo, sensibile, portato ad un atteggiamento positivo, caratterizzato dall’elasticità che dà il cercare le diverse possibilità, le diverse prospettive, di fronte a qualsiasi concetto, evento od esperienza; capacità che resteranno con lui fino al raggiungimento dell’età adulta ed oltre. La musica diviene così strumento di prevenzione, riabilitazione e cura di disturbi comportamentali e fisici. Il suono, in quanto fenomeno acustico, presenta infatti una sua corposità in grado di influenzare gli agenti esterni con i quali entra in contatto. Le sue frequenze sono in grado di influenzare il nostro cervello interessando entrambi gli emisferi attivando funzioni talamiche, influenzando i centri del linguaggio, le funzioni nervose, psichiche e addirittura cardiache. La musicoterapia oggi viene applicata ad ambiti diversi, in particolare in ambiti pediatrici dove risulta di maggior importanza e di minor impatto rispetto a cure tradizionali più invasive: dall’autismo alla sindrome autistica, dallo stimolo comunicativo per bambini non vedenti e prematuri all’approccio prenatale, dalle paralisi cerebrali infantili ai plurihandicap, dai problemi di apprendimento ai disturbi di linguaggio sino alla sindrome di Down. Da sempre, dunque, la musica è presente nella vita dell’uomo. Un tempo si assegnava al suono un’importanza particolare credendo che fosse una forza cosmica presente fin dalle origini del mondo. L’uomo è sempre stato musicale al dì là di diverse culture; ci sono delle costanti universali dell’uso della musica, e questo mezzo di comunicazione è da considerarsi prezioso nell’ambiente educativo di oggi che necessita di un’ottica interculturale. Oggi l’idea della musica come evento magico e taumaturgico è stata sostituita da un nuovo concetto più vicino alla scienza moderna, quello musicoterapico. In realtà le proprietà curative della musica erano già note agli antichi e se ne trovano indicazioni nella storia, nella mitologia, e nella filosofia. Pitagora chiamava la musica “medicina musicale” e pare la usasse per sedare la follia. Platone nella Repubblica attribuiva alla musica il potere di plasmare l’anima ed il corpo. Secondo questa concezione, quindi, la musica aveva facoltà di formare, trasformare, modificare il corpo e lo spirito e, in effetti, ci avevano visto lungo.

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