Progetto «Mi “sento” meglio»

Il progetto è rivolto in particolare ai bambini ipoacustici da 3 a 10 anni con impianto cocleare (percorsi specifici possono essere elaborati anche per adulti). Lo studio della musica è un mezzo fondamentale per sviluppare curiosità , interesse e sensibilità  nei confronti della natura e della società . Educare al suono ed alla musica, quindi, non significa esclusivamente creare prodotti musicali ma ascoltare, produrre suoni, imparare a conoscerne le caratteristiche, i significati e le possibili combinazioni.

FINALITà€

  • Aiutare i soggetti a sentire un numero sempre maggiore di suoni utilizzando programmi specifici di musica elettronica;
  • Sviluppare il senso ritmico, la capacità  vocale e la valenza espressiva del linguaggio, andando a lavorare con canzoni specifiche sulle consonanti che spesso gli ipoacustici confondono;
  • Imparare a discriminare vari strumenti musicali stimolando cosଠil nervo acustico;

OBIETTIVI

  • Aumentare la gamma di frequenza dell’udibile;
  • Sviluppare la concentrazione, il senso ritmico, la creatività  e l’espressività ;
  • In un contesto di classe, eventualmente, sviluppare la socializzazione, la coordinazione di gruppo, la creatività  e l’espressività  del gruppo, l’integrazione dei soggetti ipoacustici.

CONTENUTI

  • Giochi musicali con cerchi e palla;
  • Giochi sul ritmo con il corpo o con strumenti a percussione;
  • Canti specifici per imparare la differenza fra le consonanti confuse;
  • Ear-training, con esercizi per il riconoscimento delle note musicali;
  • Lavoro al pc per inventare una storia attraverso il mixaggio di suoni elettronici.

NOTE

L’attribuzione dell’esatto significato del suono dipende solo in parte dall’impianto cocleare e cioè dalla capacità  che esso ha di riprodurre un segnale il più vicino possibile a quello che le cellule ciliate in condizioni normali inviano al nervo uditivo. Per il resto esso dipende dalla capacità  del cervello di decodificare in modo corretto il  segnale inviato attraverso il nervo. In quest’ultima fase un ruolo determinante è giocato dalla riabilitazione o abilitazione uditiva. Obiettivo della (ri)abilitazione è di ottenere che il portatore tragga il massimo beneficio dal proprio impianto. I risultati dipendono dall’età , dal periodo di insorgenza della sordità  profonda, dal periodo di tempo trascorso prima dell’impianto, dal livello di linguaggio,  dalla motivazione del paziente e delle persone che lo circondano e da altri fattori soggettivi e variabili da una persona all’altra. Con la musica le cellule stimolate sono maggiori perchà© si lavora su diversi piani: con il canto, il bambino impara ad ascoltare e a parlare con più scioltezza (avete mai notato che anche chi balbetta riesce a cantare tranquillamente?), sviluppando l’orecchio interno; fisicamente si appella al respiro, al tono corporeo alla acuità  uditiva; sul piano psicologico lo proietta verso un mondo esterno, contribuisce ad eliminare le tensioni interne e fisiche poichà© l’attenzione si concentra sul respiro, sulla postura, sulla melodia e il ritmo. La canzone sarà  spesso accompagnata da movimenti, e consente cosଠal cervello una doppia attivazione, tanto sul piano motorio che intellettuale, lavorando nel contempo sulla memoria. L’ascolto contribuisce allo sviluppo intellettivo del bambino risvegliando la sua attenzione, la sensibilità  e l’affettività . La creatività  conduce spesso ad una più grande autostima (ottimo per i bambini timidi), maggiore fiducia in sè e una valorizzazione dell’identità  personale, spingendo sempre più lontano i limiti di tale immaginazione, che lo aiuterà  da grande a cercare sempre la migliore soluzione a qualunque problema. Le ricerche sul cervello dimostrano che la lingua si sviluppa nelle aree dell’emisfero sinistro; la musica, in quanto linguaggio, fa uso perಠdi entrambi gli emisferi, sollecitando sia gli aspetti analitici che quelli globali. Inoltre potete fare caso al fatto che li linguaggio musicale si manifesta molto prima di quello verbale, attraverso primi suoni, sfumature e intonazioni che il piccolo usa per tentare di comunicare con chi gli sta vicino, che in caso di soggetti ipoacustici vanno riprese e sollecitate in quanto, spesso, mancanti dalla nascita. Il tutto contribuisce a un risveglio musicale spesso mancante nel curriculum scolastico; il bambino musicale è più sveglio, creativo, sensibile, portato ad un atteggiamento positivo, caratterizzato dall’elasticità  che dà  il cercare le diverse possibilità , le diverse prospettive, di fronte a qualsiasi concetto, evento od esperienza; capacità  che resteranno con lui fino al raggiungimento dell’età  adulta ed oltre.

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